giovedì 22 gennaio 2009

It's the Expo, baby

Stamattina all'alba le forze dell'ordine hanno sgombrato il Conchetta, uno dei centri sociali storici di Milano. Thanks Letizia.

mercoledì 21 gennaio 2009

Il ritmo nel sangue


(Certo, niente a che vedere con le rispettive performance da Ellen DeGeneres, qui e qui)

martedì 20 gennaio 2009

Walk the line (and off the stage)

Non so voi, ma io non ridevo così da quella volta in cui Kiefer Sutherland si schiantò sull'alberto di Natale. Qui, invece, Joaquin Phoenix inaugura la sua prima uscita da rapper con un volo giù dal palco. Priceless.

venerdì 16 gennaio 2009

De André è morto, ma la Guzzanti è viva e vegeta

Gli amici di Rolling Stone - a cui voglio persino bene, pensa un po' - hanno avuto la geniale pensata di mettere su una bella polemicona sulla celebrazione del decennale della morte di De André andata in onda chez Fabio Fazio. A parte che già qui si parla di un morto, a parte che la trasmissione risale a una settimana fa, a parte che con tutte le cose che ci sono al mondo ancora di De Andrè che palle, a parte tutto questo, dicevo, dopo gli articoli chilometrici di Madeddu e Bordone (voglio bene anche a loro, pensa un po') a Rolling Stone hanno l'ulteriore pensata di chiedere a Sabina Guzzanti un suo illuminato pensiero sulla vicenda. E quella che fa? Scrive un pezzo che - dopo una breve premessa sulle modalità con cui le è stata fatta la richiesta - fa così: "Da due tre mesi ho preso a svegliarmi tardi tardi. Effetto della tourné. Ora non sono nemmeno in Italia. Prove di esilio. Sarà più sano che me ne vada? Che ci sto a fare in un paese dove non posso fare film, non posso fare tv e come apro bocca mi linciano? ". Il tutto prosegue con un minimo ricordo personale di De André inframezzato da accuse per la mancanza di libertà di parola in televisione, sull'Italia cattiva che non le fa fare film, sul cristianesimo ipocrita e cose così. Ora, siccome, cari amici di RS, la retorica della celebrazione post mortem sarà pure fastidiosa, siamo tutti d'accordo, ma altrettanto se non di più lo è quella del vittimismo fuori contesto, facciamo così: non si parla più di De André, ma voi toglieteci dai coglioni l'opinionista Guzzanti. Grazie.

mercoledì 14 gennaio 2009

Niente sarà più come prima

La cover story di Chi questa settimana, quella sulla love story tra Belen e Fabrizio Corona, è una cosa da non credere. Dico sul serio. Intanto perchè inaugura un nuovo genere letterario-giornalistico (giornalismo agiografico? biografia d'assalto?) e poi per tutto il resto: 14 pagine di servizio, foto ovunque (alle Maldive, a Parigi davanti all'albergo, a Parigi davanti al ristorante, a Parigi sulla Torre Eiffel), una narrazione avvincente degna di un episodio di 24 (al cui proposito: il biografo-giornalista che ha firmato l'articolo è evidentemente un genio e non capisco come abbia potuto essere stato bocciato all'esame, soprattutto dal momento che ha passato a me tutte le risposte dei quiz, boh), la presenza costante e immarcescibile della petineuse, la fuga a Cortina, la festa con Lucio Dalla, la suite al Ritz e le lenzuola bruciate, la camera singola per la sorella (ma al Ritz hanno le stanze singole? secondo me dovevano scrivere "doppia uso singola", è l'unico appunto che mi sento di muovere a tutto il pezzo), il box di Carlo Rossella sul Ritz luogo dove gli amori iniziano e, ahinoi, finiscono (Lady Diana, anyone?), l'intervista alla petineuse ingrata che appena scesa dall'aereo privato e già dimentica della stanza offertale da Corona al Ritz dichiara: "non è l'uomo della sua vita", intervista ad Aldo Grasso sul futuro professionale di Belen. Tutto assolutamente perfetto.

Cagnetto du jour

Ce l'ha James Murphy. Ce l'ha - o comunque compare nel suo ultimo video - anche Morrissey . Se adesso si scopre che ce l'ha pure, che so, Mark Ronson, il french dulldog diventa ufficialmente la razza che piace alla gente che piace.

martedì 13 gennaio 2009

Il meraviglioso senso dei britannici per i titoli ad effetto

Il titolo è questo: "Mother who got Ugg boot stuck in rail track killed after 'boyfriend dragged her in front of train'"

(che poi io dico, una poveretta resiste anni con i piedi freddi, poi un bel Natale va a New York, ci sono meno dieci gradi, non resiste più, decide di comprarsi un paio di UGG, si chiede perché mai abbia aspettato cinque anni a comprarsi 'sti dannati stivaletti pelosi, torna a casa con i piedi caldi, è contenta che per una volta ha acquistato delle calzature che effettivamente indossa e non le fanno neanche male ai piedi, e voi la terrorizzate con un titolo del genere?)

domenica 11 gennaio 2009

Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley? Ma soprattutto, dov'è Morgan?



Va bene le pippe sul suo essere poeta a scapito del suo essere un uomo normale e infatti l'unico momento davvero interessante è stato quando sul finale Dori Ghezzi ha raccontato di quella volta che per fare il pesto ha sparato il basilico sul soffitto, a parte che non si è capito bene cosa ci facesse Pelù (neanche Ferro, se è per questo, ma mentre cantava ero in bagno quindi non l'ho sentito e magari è stato bravissimo, chissà), a parte il Porto Antico da cartolina che è forse una delle zone più brutte di Genova e secondo me pure lui non ci ha mai messo piede perché gli faceva orrore, a parte tutto questo, la cosa veramente grave è che mancasse Morgan (e se volete proprio saperlo quello che mi è piaciuto di più è stato Vinicio Capossela: per interpretare De Andrè non basta cantare le parole, ci vuole altro. Capossela ce l'ha e infatti funziona. Morgan pure. Fossati canta sempre e solo se stesso e non vale). Comunque, qui si rimedia all'ingiustizia: Morgan che canta Un giudice. Enjoy.

venerdì 9 gennaio 2009

Io lo sapevo che da questa donna c'era da imparare

Q: «Joan, when is it ok to lie about your age?»

A: «Generally, the rule is to round down within three years.
If you’re 28, then it’s ok to say you’re 25
But if you’re 30 it’s also ok to say you’re 25
If you’re 35, just don’t say anything»

Joan Holloway, my new and biggest personal role model, più di Courtney Love, più di kate Moss, più della moglie di Damon Albarn, persino più di Candy Candy.

venerdì 2 gennaio 2009

Going on the ground


Paul Weller completamente ubriaco riverso su un marciapiede di Praga assieme alla fidanzata. Pensate quello che volete, ma per me quest'uomo rimane un mito, una leggenda. Provateci voi a 50 anni ad avere ancora quel fisico lì e quella tenuta. E poi ci si chiede perché la sottoscritta qui è fissata con gli inglesi.

Monday you can fall apart Tuesday, Wednesday break my heart Thursday doesn't even start It's Friday I'm in love

«I have this guy, leaving me a voicemail at work, so I called him at home and then he emailed me to my blackberry and so I texted to his cell and now you just have to go around checking all these different portals just to be rejected by seven different technologies. It’s exhausting. »

(La battuta non è niente male, la pronuncia Drew Barrymore e a giudicare dal l trailer potrebbe essere la cosa migliore del film, quello tratto dal libro tratto dalla famosa frase di un famoso episodio di Sex & The City. Comunque, a voler essere precisini ci sarebbero anche i messaggini privati su twitter, i poke su facebook, i commenti sul blog, i post su tumblr, eccetera eccetera. E sempre in tema di segnali non inviati o inviati male e ancor peggio percepiti un giorno dovrò decidermi a dedicare se non un libro almeno un bel capitolo a quell'uomo che alla mia obiezione sul fatto che certe informazioni riguardanti ad esempio la presenza di moglie ed eventuale prole andrebbero gentilmente comunicate prima di togliersi pantaloni mi rispose: «Be' i pantaloni li avevo alle caviglie, quindi tecnicamente li avevo ancora indosso»).