giovedì 23 aprile 2009

Quella volta in cui Hugh Jackman mi disse: «Prova a stare con 20 energumeri vestiti da Wolverine, le lame attaccate alle nocche, i bicipiti in vista»

La differenza sta tutta nella parola “again”, di nuovo. Quando Hugh Jackman mi stringe la mano dice: «Nice to see you again», che piacere rivederti. Che lui si ricordi o meno del nostro primo incontro, avvenuto proprio qui, a Roma, non più di sei mesi fa, non è così importante. Quello che è importante è che sia così carino da farmelo credere, un po’ per lusingarmi, certo, un po’ perché uno che lavora nell’industria cinematografica da 20 anni sa benissimo come funziona il gioco. Non è finzione: è professionalità. La stessa che, durante l’intervista, gli fa trovare il modo di citare sempre la moglie e i figli e gli fa condire le lunghe risposte con aneddoti divertenti del tipo «quella volta in cui sono andato presentare il film a una platea di appassionati di fumetti e ho avuto davvero paura perché un contro sono i fan, un altro è vedere in prima fila venti energumeri vestiti e truccati come Wolverine che urlano e ringhiano», e mentre lo racconta fa le facce, sbraita, si agita per rendere tutto più credibile. Questo per dire che intervistare Jackman è davvero un piacere: sai che davanti hai un professionista che farà la sua parte, esattamente come tu farai la tua. L’altra cosa indiscutibile è che Jackman sia un uomo attraente. Non fascinoso come George Clooney (gli manca quell’aria da farabutto che rende Georgino irresistibile), ma oggettivamente bello. E chi ha perso la testa per l’affascinante mandriano di Australia!, non avrà difficoltà a ritrovare - nonostante il genere sia completamente diverso - gli stessi muscoli e lo stesso sguardo nel boscaiolo con superpoteri di X-Men Le Origini - Wolverine. Il film è il quarto episodio della saga degli X-Men, i mutanti protagonisti dei fumetti della Marvel ma, a differenza dei precedenti, che erano film corali, questo si concentra sulle origini del personaggio di Wolverine, il più potente del gruppo, l’arma da guerra definitiva, ma anche un uomo tormentato da un passato che lo condanna a vivere costantemente in bilico tra il desiderio di una vita normale (un lavoro come taglialegna, l’amore della sua donna) e i doveri che il suo status di supereroe gli impone, primo fra tutti fermare le azioni del fratello-nemico Victor Creed (interpretato da Liev Schreiber), una sorta di alter ego cattivo di Wolverine.
La prima volta che ha intepretato il personaggio di Wolverine era il 2000. Adesso siamo al quarto film e sono passati quasi dieci anni. E tra altri dieci? Ha intenzione di invecchiare assieme a questo personaggio, un po’ come Sylvester Stallone con Rambo?
«Chi lo sa, l’unica cosa sicura è che sto invecchiando. Scherzi a parte, non ho davvero idea se ci sarà un seguito e se, nel caso, lo interpreterò io. Ho voluto fortemente questo film (oltre che protagonista Jackman è anche produtore della pellicola, ndr) perché amo Wolverine e credo si meritasse un film tutto suo. Di sicuro è stato un lavoro impegnativo e faticoso, proprio in termini di sforzo fisico e andando avanti la fatica non potrà che aumentare. Ecco, dovrò ricordarmi di questo se mai accetterò di vestire ancora i panni di Wolverine. Dall’altra parte sarebbe una bella sfida e non nascondo che l’idea solletica un po’ la mia parte masochista».
Non si può negare che in questo film la sua forma fisica sia perfetta. Lo era già in “Australia!”, ma qui lo è ancora di più, se possibile. Come fa a mantenersi così muscoloso?
«Mi alleno duramente sei giorni alla settimana, ma non per molto tempo, un’ora e mezza, non di più. Per prepararmi a questo film ho infatti chiesto consiglio a un professionista di body building e, contrariamente a quello che ho sempre pensato, mi ha spiegato che per mantenersi in forma l’attività fisica conta solo il 30%, mentre la dieta conta per il 70%. Quindi non importa quanto uno si allena, l’importante è l’alimentazione».
E cosa mangia?
«Prima di iniziare le riprese ho seguito una dieta speciale che consisteva nel mangiare ogni 3 ore, cominciando dalle 3 e mezza del mattino. E poi solo proteine e verdure: pollo bollito, pesce bollito, verdure bollite. Niente carboidrati. Una noia tremenda. Avessi dovuto girare questo film qui in Italia non ci sarei mai riuscito: la vostra pasta è troppo buona».
L’aspetto principale di Wolverine è probabilmente la rabbia. Lei, la sua, quella che mette nel personaggio, da dove la tira fuori?
«Facendo la doccia fredda»
Scusi?
«È successo durante le riprese del primo X-Men: eravamo a Toronto, in inverno, erano le cinque del mattino e dovevo andare sul set. Ho aperto l’acqua della doccia ed era gelata, ma siccome ero in ritardo mi sono buttato sotto lo stesso. Faceva così freddo che avevo voglia di urlare, solo che non potevo perché mia moglie dormiva ancora e non volevo svegliarla. Soffrivo, ero furioso, ma dovevo trattenermi e dopo un po’ in quella situazione ho pensato: ma questo è Wolverine! Lui si sente così per il 90% del tempo. Insomma, adesso prima di andare sul set faccio sempre la doccia gelata: mi aiuta ad entrare nel personaggio, e poi ormai è diventato un gesto scaramantico».
L’altra caratteristica è il continuo oscillare tra la sua parte buona e quella cattiva, tra il desiderio di una vita normale e i sui doveri di supereroe. Lei, al contrario, sembra una persona che ha trovato il perfetto equilibrio.
«Dice? Solo durante le interviste, però».
Vuol dire che anche lei ha un lato oscuro?
«Certo. Se passi la tua vita cercando di nasconderti dal tuo lato oscuro, be’ allora sì che finisci su una brutta strada. La vita è fatta di luci ed ombre, bisogna accettare la loro esistenza. La felicità non si raggiunge certamente facendo finta che il male non esiste. Non mi fido di quelli che sostengono di essere sempre felici, è ridicolo. Quello che mi piace di Wolverine è che affronta tutto quello che la vita gli riserva, anche se è faticoso, anche se non gli piace. Che è poi quello che facciamo tutti: ogni mattina ci alziamo, andiamo a lavorare, lottiamo giorno dopo giorno, in qualsiasi campo: nel matrimonio, nell’educazione dei nostri figli».
A proposito di figli: i suoi hanno già visto il film? Lo vedranno?
«No, non l’hanno visto e non so se lo vedranno».
Sono troppo piccoli? Quanti anni hanno?
«Il maschio ha nove anni, la femmina tre e mezzo. Forse lui potrebbe vederlo, il problema è che lo riprendo spesso perché è violento con la sorella più piccola e temo che vedermi tagliare la testa ai nemici quando poco prima gli ho fato la predica sulle buone maniere possa minare per sempre la mia credibilità di genitore».
I bambini pensano spesso che i genitori siano dei supereroi. A maggior ragione lo penseranno i suoi figli.
«In realtà no. Mia figlia quando ha visto la mia faccia corrucciata sul poster mi ha chiesto: «Papà, perché sei così arrabbiato?», e con la mano ha cercato di farmi andare via la ruga che ho in mezzo agli occhi. Mio figlio, invece, ha appeso nella sua cameretta un enorme pungiball gonfiabile con la faccia di Wolverine. Tutte le volte che lo sgrido, lui va in camera e si sfoga prendendo a pugni il sacco con la mia faccia».
Molto edipico.
«Esatto! Lo consiglio a tutti i genitori: lasciate che i vostri figli vi prendano a pugni e si sfoghino. Sono convinto che così si risparmino un sacco di soldi che altrimenti andrebbero per la psicoterapia».
Eppure Wolverine agli adolescenti piace molto. Forse è solo questione di aspettare qualche anno...
«Perché soffre per gli stessi motivi per cui soffrono tutti i quattordicenni: solitudine, isolamento, frustrazione, quella sensazione di essere diversi ed esclusi da tutto e da tutti. Wolverine è un uomo la cui forza è anche la sua debolezza. È Dirty Harry, Mad Max e Ian Solo tutti assieme. È, esattamente come loro, un archetipo cinematografico, e come loro non morirà mai».
(Grazia, 17/04/2009)

1 commento:

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